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Ghost of Yotei: quando la vendetta diventa rituale di calligrafia

a cura di Alberto Manuel Pongitore 12 Luglio 2025
a cura di Alberto Manuel Pongitore 12 Luglio 2025
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In Ghost of Yotei, la trama di vendetta della protagonista Atsu è già di per sé un terreno fertile per drammi interiori e colpi di scena. Ma cosa succederebbe se il gioco non si limitasse a mostrarci le giustizialie d’ombra di Atsu, e ci invites­se a viverle in prima persona? La risposta potrebbe nascondersi nella “Lista degli Onryō”, quel quaderno scritto a mano dove Atsu annota i nomi dei suoi bersagli e li depenna dopo averli affrontati.

Un quaderno di morte come specchio dell’anima

Nel Giappone feudale la calligrafia non era un semplice hobby: era un atto spirituale, un momento di meditazione in cui il tratto del pennello rifletteva il pensiero e le emozioni di chi lo impugnava. Trasporre questa tradizione in Ghost of Yotei significherebbe trasformare la “Lista degli Onryō” da mero menù di gioco a vero e proprio rito di iniziazione alla vendetta. Ogni nome scritto con inchiostro nero non sarebbe più un semplice bersaglio, ma l’eco di un’ingiustizia che grava sul cuore di Atsu — e, attraverso il pennello, sul nostro.

Un mini-gioco che pesa come un colpo di spada

Immaginate questa scena: siete voi, giocatori, a tracciare i caratteri sullo schermo attraverso un minigioco di calligrafia. Il pennello trema leggero quando Atsu prova esitazione, scatta deciso quando è la furia a spingerla. Quel gesto lento e concentrato crea un momento di empatia: non stiamo solo selezionando un obiettivo, stiamo condividendo il conflitto interiore di una vendicatrice. E quando, al termine del rito, il sangue della spada di Atsu cancella quei nomi con un rapido Quick Time Event, la violenza non è più distaccata, ma ci scaraventa dentro il peso di ogni scelta.

Dalla rabbia al rimorso, un percorso giocato

In genere i revenge story affidano la caduta psicologica del protagonista a dialoghi o cutscene. Ghost of Yotei, invece, potrebbe sfruttare la calligrafia per farci “leggere” lo stato d’animo di Atsu: un tratto irregolare per il dubbio, uno corposo per la rabbia. E chissà, se il gioco collegasse lo stile di scrittura alle abilità di Atsu — più nervosa, più potenti i suoi colpi; più concentrata, più precisi i suoi attacchi — potremmo persino influenzare l’evoluzione del suo personaggio, rendendo ogni run davvero unica.

Vendetta e redenzione a colpi di pennello

Lasciarsi travolgere dal desiderio di vendetta è facile; mantenere il controllo delle proprie emozioni, meno. L’idea di inserire un rituale di calligrafia nella Lista degli Onryō è proprio questo: un momento di pausa tra un omicidio e l’altro, in cui riflettere sul prezzo da pagare. Ogni nome depennato non sarà solo un punteggio in più, ma un tassello di una storia che ci trascina dentro il Giappone feudale più oscuro, mostrandoci quanto la vendetta possa deformare l’anima di chi la insegue.

Con Ghost of Yotei, il “come” della vendetta diventa parte integrante del gameplay. E se la vendetta è un atto di sangue, la calligrafia può trasformarlo in un’esperienza di riflessione: un perfetto connubio tra meccaniche stealth, tensione narrativa e immersione culturale. Che siate amanti delle atmosfere gotiche o cercatori di emozioni forti, questa rivoluzione del revenge game vi aspetta tra inchiostro e sangue.

Alberto Manuel Pongitore

Gamer fin dall'età di 8 anni, gli piacciono un po' tutti i generi videoludici tra i quali predilige metroidvania, survival horror, rpg e VR. Ama collezionare edizioni fisiche e fatica a limitarsi dallo shopping sfrenato, riuscendo a comprare oltre 10 giochi nello stesso ordine. Segue diverse piattaforme con preferenza Sony e Nintendo, ed è particolarmente attento anche al mondo indie. Crede in NBG come fonte seria e professionale sul gaming, e cerca sempre il lato positivo di ogni produzione videoludica.

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