Ricordo ancora, con una certa nitidezza, quando nel 2005 vidi I Fantastici 4 e Silver Surfer. Avevo dodici anni e, pur senza strumenti critici, qualcosa non mi tornava: la trama sfilacciata, gli effetti non esattamente “speciali” e un tono che oscillava senza convinzione tra ironia e melodramma. Forse fu anche colpa di quel bambino che mi fece rovesciare i popcorn durante il primo tempo… fatto sta che da allora, per me, questo franchise è diventato sinonimo di occasione sprecata.

Vent’anni dopo, entro in sala con aspettative piuttosto basse. E invece I Fantastici 4: gli inizi riesce a sorprendermi, soprattutto a livello visivo. Fin dalle prime inquadrature, il film colpisce per l’ambientazione retrofuturistica, un’estetica anni ’60 rielaborata con gusto, che avvolge lo spettatore in un’atmosfera sospesa tra la fantascienza classica e un racconto più intimo e umano.
C’è un tentativo evidente di umanizzare i personaggi, renderli più accessibili, meno super e più eroi nel senso privato del termine. Si parla di famiglia, maternità, sacrificio. Joseph Quinn interpreta una Torcia Umana più matura e introspettiva, Ebon Moss-Bachrach dona a La Cosa un’eleganza ruvida, resa ancora più interessante da una barba rocciosa. Pedro Pascal, nel ruolo di Mister Fantastic, si rivela una scelta azzeccata: carismatico ma sempre in bilico tra il senso del dovere e il ruolo di padre. Un’incinta Sue Storm, interpretata da Vanessa Kirby, affronta un’entità divina malvagia e partorisce in orbita, e già questo potrebbe bastare a farne un personaggio memorabile. Peccato che in combattimento, il modo in cui usa i suoi poteri ricordi vagamente quello di Eleven di Stranger Things.
I Fantastici 4: gli inizi è dunque un film che convince più per come appare che per ciò che racconta. Ma riesce dove altri prima avevano fallito: dare nuova dignità a un gruppo di personaggi troppo a lungo rimasti nel limbo dell’universo Marvel.
Stavolta, almeno, i popcorn sono rimasti al loro posto.
Recensione scritta da Enrico Di Leo