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Replaced – Recensione

a cura di Alberto Manuel Pongitore 1 Maggio 2026
a cura di Alberto Manuel Pongitore 1 Maggio 2026
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Replaced Replaced Replaced Replaced Replaced Replaced Replaced Replaced Replaced Replaced Replaced Replaced 

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Sempre più spesso vediamo sugli store titoli di genere cyberpunk, con ambientazioni ed elementi che richiamano non solo tanti romanzi di questo genere, ma anche capolavori cinematografici come Matrix, Blade Runner, 1997: Fuga da New York, RoboCop, Terminator, che negli anni hanno aiutato il genere cyberpunk a ritagliarsi uno spazio importante tra le grandi opere scritte ed audiovisive. E soprattutto con l’avvento delle più recenti generazioni di consoles, abbiamo assistito ad una vera e propria “invasione” di titoli ad esso dedicati, tra i quali uno dei più celebri è senz’altro l’immenso Cyberpunk 2077.

Ma  oltre ai tripla A, anche il mondo indie sta dicendo la sua sul genere. Oggi il team di Sad Cat Studios ci porta nei dintorni di Phoenix City, con una storia cyberpunk che ci coinvolge fin dall’inizio con intensità ed atmosfera.

AbbIAmo un po’ di tutto

Il protagonista è R.E.A.C.H., una AI futuristica che resta intrappolata nel corpo di Warren Marsh, brillante ricercatore scientifico nonchè uno dei suoi creatori. All’inizio dobbiamo fuggire dalla struttura tech che viene completamente distrutta, scoprendo pian piano cosa sia in grado di fare il nostro protagonista grazie all’aiuto dell’AI. Il gioco ci mostra così, un po’ alla volta in stile tutorial, le diverse mosse e peculiarità del nostro eroe: la possibilità di aggrapparci e dondolarci agli appigli per saltare da una parte all’altra scavalcando ostacoli altrimenti insormontabili, la capacità di hackerare computers e macchinari scientifici per aprire porte chiuse o disattivare allarmi, come usare la potente pistola in dotazione, il combattimento corpo a corpo e così via.

I punti forti del gioco vengono mostrati fin da subito. Replaced ci porta in un mondo distopico altamente tecnologico,  con un’atmosfera cupa, desolata, spesso molto buia. Fin da subito troviamo molti dialoghi tra R.E.A.C.H. e lo stesso Warren, in cui si narrano eventi o si spiega cosa bisogna fare in un preciso momento. Facciamo poi la conoscenza di personaggi con cui interagire, alcuni dei quali ci accompagneranno in diverse fasi della nostra avventura, come lo spericolato Tempest. È quindi importante sottolineare che c’è un bel po’ da leggere, soprattutto quando raggiungiamo una zona abitata da tanti superstiti, o quando R.E.A.C.H. ci spiega cosa dobbiamo fare in alcune fasi.

Abbiamo sempre con noi un congegno simile ad uno smartphone, grazie al quale possiamo controllare diverse cose tra cui la missione principale ed eventuali quest secondarie da fare. Queste ultime ci vengono assegnate dopo aver parlato con un certo personaggio o dopo aver fatto una specifica azione in un punto del gioco. Completando una quest secondaria, ci viene aumentata la salute massima.

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Altro cuore pulsante del titolo riguarda le fasi platform. Tante zone sono semidistrutte, e possiamo attraversarle soltanto grazie alla nostra abilità nel saltare ed aggrapparci tra un appiglio e l’altro, premendo un pulsante al momento giusto. In alcuni casi troviamo scale o muri, aggrappandoci ad uno e saltando verso il lato opposto, un po’ come si faceva col leggendario Ninja Gaiden. Se troviamo delle sbarre, possiamo saltare e dondolarci sulla prima, prendendo lo slancio per saltare su quella successiva, e così via fino alla piattaforma da raggiungere. Ci sono anche cassoni da spostare, sopra cui salire per raggiungere alcuni punti altrimenti irraggiungibili.

Ci sono agenti di polizia sparsi ovunque che ci danno la caccia, assieme a potenti veicoli volanti che ci spareranno all’istante se dovessimo finire nel loro raggio d’azione. Con nemici nelle vicinanze, le meccaniche di gameplay sono principalmente due: le sequenze action, in cui dobbiamo combattere contro tanti agenti molto ben armati sfruttando al massimo le abilità acquisite, e le fasi stealth in cui dovremo evitare di essere visti dai mezzi nemici o dalle telecamere piazzate negli edifici.

Il combat system è una delle cose maggiormente riuscite. La telecamera è fissa sul 2d, con un’area ristretta in cui spostarsi da destra a sinistra e viceversa, all’interno della quale troviamo sempre tanti agenti di polizia, molti dei quali indossano corazze o si coprono con scudi. Per uscirne vivi dobbiamo impegnarci non poco, schivando gli attacchi in corsa dei nemici più grossi ed evitando i colpi sparati da altri – oppure riflettendoli, una volta sbloccata tale abilità –, per poi contrattaccare e riempire la barra della pistola che, una volta piena, ci permette di sparare. Possiamo anche ricaricare parzialmente la barra vitale per sopravvivere più a lungo.

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Non sarà facile, poichè i nemici diventano sempre più veloci e meglio corazzati. Alcuni sono alti e robusti, con una corazza che possiamo rimuovere ad un nemico sferrando un potente e rapido attacco che gliela stacca letteralmente dal corpo. Altri hanno una pistola, e ogni tanto sparano: appare una linea orizzontale bianca mentre prendono la mira, che diventa rossa poco prima dello sparo e, se premiamo R1 al momento giusto, ribattiamo il colpo verso il nemico di fronte a noi, uccidendolo all’istante. Altri nemici sono più gracili ma schivano qualsiasi attacco diretto, e l’unico modo per colpirli è di schivare una loro combo di tre colpi per poi contrattaccarli.

Una delle migliori abilità che abbiamo è quella dell’hacking, indispensabile per superare i tanti puzzle presenti nel gioco. Quando dobbiamo aprire una porta o una cassaforte, sbloccare un certo congegno per poter proseguire, disturbare il segnale nemico ed altre cose, l’hacking ci viene incontro. Possiamo inquadrare il sistema da hackerare ed accedervi tramite il nostro congegno portatile: sul display scatta un piccolo gioco a tempo, in cui dobbiamo scorrere in verticale tra le figure a destra, trovare quella giusta da far combaciare con quella a sinistra e passare alla figura successiva.

Se completiamo ciascuna delle tre figure entro il suo tempo limite, sblocchiamo il sistema da hackerare e possiamo manipolarlo a nostro piacimento in base alla situazione specifica. L’hacking è spesso vitale perchè sblocca sbarre e piattaforme con le quali fuggire da situazioni pericolose, blocca temporaneamente una telecamera che ci farebbe fuori in un secondo, ed altre cose.

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Un pixel art… futuristico

Graficamente siamo di fronte ad un 2D HD in pixel art davvero ben realizzato, di cui si apprezza la qualità soprattutto in alcune cutscenes in cui la telecamera ruota inquadrando la scena verso altre angolazioni. Quando poi si torna al gameplay, anzichè tagliare di colpo l’inquadratura verso quella tipica del gioco, la telecamera torna a ruotare fino a riportarci alla classica visuale orizzontale, senza sbavature. Come già detto, il gameplay principale è basato sugli spostamenti orizzontali, ma in alcune zone ci sono due sezioni orizzontali parallele tra le quali possiamo spostarci salendo o scendendo le scale lì presenti. Questo avviene non solo in zone all’aperto ma anche in posti chiusi come appartamenti, negozi o laboratori.

Molto bella l’illuminazione dinamica. Si passa dalle zone molto buie, soprattutto quelle chiuse, a zone all’aperto come quella del ponte semidistrutto in cui dobbiamo scappare dai veicoli volanti che ci inseguono, a quelle in cui ci mimetizziamo nell’erba alta. Piccola pecca è che, in alcune zone molto buie, abbiamo fatto fatica a superare una zona platform piena di appigli poichè la scena era davvero molto scura, e sono serviti diversi tentativi per capire da che parte dovessimo saltare davvero, cioè dove fosse il muro o l’appiglio da raggiungere.

Il pixel art tocca la sua punta massima soprattutto verso una parte molto avanzata del gioco, quando torniamo in una zona precedentemente visitata che è stata data alle fiamme. Lo scenario offre non solo un grande colpo d’occhio, ma trasmette un senso di impotenza e disperazione verso il protagonista che, essendo già stato lì e avendo parlato con gli abitanti del posto, si rende conto di non aver potuto far niente per salvarli nonostante tutti i suoi poteri ed abilità. È sicuramente il momento più drammatico del gioco, e la sublime realizzazione tecnica ne aumenta l’impatto psicologico.

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sIAmo arrivati alla fine…

Una volta raggiunti i titoli di coda, ci si rende conto che la trama di Replaced sarebbe degna di Blade Runner, di cui potrebbe tranquillamente rappresentare un capitolo. E ci si rende conto che qualsiasi titolo è bello soprattutto se narrato bene, se possiede dei colpi di scena, una trama interessante, se mischia diversi generi in un solo. E non soltanto se possiede una grafica 3d spettacolare, se poi il gioco non colpisce per tanti aspetti sopracitati.

Impossibile dare a Replaced un voto inferiore a 9, perchè qualsiasi fase di gioco che sia platform, combattimento, stealth o narrazione, è sempre interessante e ben realizzata, con alcuni colpi di scena che ci spiazzano, e fasi concitate da cui sembra impossibile uscirne vivi. E nonostante a volte si muoia più volte in uno stesso punto, col bisogno di riprovare più  e più volte per capire come superare un certo ostacolo, riuscirci ci riempe di una soddisfazione enorme e ci sprona a non arrenderci subito alla prima difficoltà poichè, come accade praticamente in ogni gioco, più si va avanti e più si incappa in situazioni in-game apparentemente impossibili da superare.

Il gioco è interamente tradotto in Italiano, cosa importante per un titolo con una trama interessante e dialoghi importanti grazie ai quali possiamo capire come muoverci di volta in volta. A riempire il tutto è una soundtrack retrò in alcune fasi molto suggestiva, chiaramente di stampo cyberpunk per adattarsi al gioco stesso.

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  • VOTO
    9.3
Pro
  • Pixel art 2D HD ad altissimi livelli
  • Trama e narrazione degni di un film
  • Bella alternanza di fasi platform, combat, stealth, puzzle ed esplorazione
  • Combat system ben strutturato e piuttosto vario
  • Il sistema di hacking è divertente e piuttosto impegnativo
  • Soundtrack retrò cyberpunk niente male
Contro
  • Alcune zone platform sono troppo buie o poco chiare, e richiedono vari tentativi
9.3

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Alberto Manuel Pongitore

Gamer fin dall'età di 8 anni, gli piacciono un po' tutti i generi videoludici tra i quali predilige metroidvania, survival horror, rpg e VR. Ama collezionare edizioni fisiche e fatica a limitarsi dallo shopping sfrenato, riuscendo a comprare oltre 10 giochi nello stesso ordine. Segue diverse piattaforme con preferenza Sony e Nintendo, ed è particolarmente attento anche al mondo indie. Crede in NBG come fonte seria e professionale sul gaming, e cerca sempre il lato positivo di ogni produzione videoludica.

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