No, e a dirlo non è la stampa ma lo studio che il gioco lo ha sviluppato. Game Freak ha chiarito che Beast of Reincarnation non è un souls like, e di conseguenza nemmeno un Sekiro like. Il paragone è nato appena è stato mostrato il gameplay, ed è comprensibile visto che il combattimento ruota attorno alla parata, la protagonista impugna una catana e l’ambientazione è un Giappone devastato. Le differenze però non sono sfumature.
La parata è davvero il cuore del sistema di gioco, ma le finestre temporali sono molto più permissive di quelle di Sekiro. Soprattutto ci sono tre scelte strutturali che vanno nella direzione opposta al genere. Morire non fa perdere i progressi. I nemici non ricompaiono quando ci si riposa. La difficoltà si può regolare. Sono le tre regole che un souls like non tocca mai, e qui cadono tutte insieme.
Cade anche l’idea del mondo aperto. La struttura è fatta di circa dieci stage esplorabili con missioni secondarie e oggetti opzionali, per circa trenta ore di storia principale secondo il director Kota Furushima.
La domanda vera quindi non è se somigli a Sekiro, ma cosa state cercando. Se volete la sfida punitiva di FromSoftware, questo non è il gioco giusto ed è meglio saperlo prima di spendere. Se invece è stata proprio quella sfida a tenervi fuori dal genere, qui avete un modo per entrarci.
Beast of Reincarnation esce il 4 agosto su PlayStation 5, Xbox e PC, con testi e sottotitoli in italiano. Su PS5 l’edizione standard costa circa 55 euro, mentre su Xbox e PC è incluso nel Game Pass al day one.
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