Era il 1998 quando il primo StarCraft arrivava sui PC. Gli RTS erano uno dei generi più amati e che più si stavano diffondendo tra i videogiocatori dell’epoca. Terran, Protoss e Zerg si scontravano sui campi di battaglia ma non era solo guerra, era strategia in tempo reale, gestione delle risorse, creazione degli edifici e gestione delle truppe. Ricordo pomeriggi passati a giocare con gli amici in locale con una LAN organizzata a casa. Tempi e modi di giocare che non torneranno, estinti come gli RTS.
Quando ho scoperto che si vociferava di un nuovo StarCraft mi sono tornati in mente quei pomeriggi, quelle sensazioni, quel modo di giocare, di pianificare tutto, coordinarsi con i propri alleati in partite che potevano durare ore. Oggi però vedo le notizie provenienti da Blizzard e scopro che il nuovo StarCraft si farà ma non sarà un RTS, bensì uno shooter open world. Teaser trailer bello come li sa fare Blizzard, che fa sempre venire voglia di scoprire di più, ma l’amaro in bocca rimane.
L’annuncio è arrivato il 12 settembre durante la BlizzCon 2026, con Dan Hay, ex responsabile della serie Far Cry, alla guida del progetto. Il gioco torna nel Settore Koprulu 70 anni dopo Legacy of the Void, raccontato da un trailer cupo e quasi propagandistico che segue una giovane recluta dall’addestramento al campo di battaglia: uno sguardo dal basso, dal punto di vista di un singolo soldato, lontanissimo dalla visione dall’alto a cui ci avevano abituato le vecchie mappe isometriche. Terran e Zerg restano al centro, i Protoss appaiono solo di sfuggita, e sulle meccaniche di gioco per ora non si sa nulla.
Resta il macigno più pesante: l’uscita è fissata alla primavera del 2030. Un’attesa lunghissima per scoprire se quella sensazione di comando e coordinazione che ha reso grande la saga possa trovare spazio, in qualche forma, anche in un genere così diverso da quello che l’ha fatta nascere.