Sviluppato da CIRCLEfromDOT e pubblicato da PQube, Kusan: City of Wolves è arrivato il 30 luglio 2026 su PC, PS5, Xbox Series X|S, Nintendo Switch e Nintendo Switch 2. Chi ha consumato joypad su Hotline Miami oltre dieci anni fa riconoscerà l’anima del titolo fin dai primi minuti, ma qui la formula si arricchisce di un sistema di progressione e di un arsenale più ampio, che allargano la ricetta originale senza tradirne lo spirito.
Una metropoli tra neon, droga e redenzione
La trama viene raccontata come un vero e proprio fumetto, con vignette che scorrono a schermo per comporre i vari capitoli dell’avventura, una scelta stilistica che allontana Kusan dalla secchezza narrativa a cui Hotline Miami ci aveva abituato. Nei panni di Jin, un ex soldato diventato mercenario, il giocatore viene trascinato in una storia matura che affronta temi come droga, sesso, morte e politica, pescando a piene mani dall’immaginario cyberpunk e sci-fi tanto videoludico quanto cinematografico. I personaggi, animali antropomorfi dal design sporco ma dotato di una forte identità, ricalcano diversi stereotipi del racconto spionistico e fantascientifico, ma restano ben caratterizzati e credibili nel loro percorso, anche se alcuni dialoghi risultano meno brillanti del resto e certe figure avrebbero meritato un approfondimento maggiore.

Morire, imparare, ripetere: la legge di Kusan
Fin dai primi minuti il gioco chiarisce le proprie regole, le stesse che chi ha giocato Hotline Miami conosce a memoria: pochi colpi bastano per eliminare il protagonista, ogni errore viene punito severamente e il fallimento porta a un riavvio quasi istantaneo della sezione. Ogni stanza diventa un esercizio di osservazione, memorizzazione ed esecuzione, dove prima ancora di premere il grilletto è necessario studiare la disposizione dei nemici, individuare le coperture e pianificare una sequenza di mosse il più possibile efficiente, esattamente come accadeva a Miami negli anni Ottanta immaginari di Jacket. La differenza sostanziale sta nel corpo a corpo, qui elevato a vero protagonista dell’azione, e in un arsenale che si espande progressivamente tra armi da fuoco, strumenti ravvicinati e movimenti evasivi come il dash, elementi che Hotline Miami lasciava molto più essenziali. Le munizioni limitate obbligano a raccogliere rapidamente l’equipaggiamento lasciato a terra dagli avversari, alimentando un ritmo serrato che non concede quasi mai una pausa, mentre i boss introducono variazioni interessanti rispetto agli scontri standard, un elemento che il titolo originale non prevedeva affatto. La curva di difficoltà resta generalmente ben calibrata pur restando impegnativa per tutta la campagna, e va detto che Kusan non è un titolo pensato per tutti: chi cerca un’esperienza rilassata potrebbe trovarla frustrante, mentre chi ha amato la spietatezza di Hotline Miami troverà qui una fonte quasi inesauribile di rigiocabilità.
Pixel art e neon a comporre una giungla urbana
Quando il controllo passa nelle mani del giocatore, la città di Kusan rivela una pixel art meticolosa e ricca di dettagli, dalle superfici riflettenti agli oggetti che si frantumano sotto i colpi, un’estetica che dialoga apertamente con quella di Hotline Miami ma la porta su un livello di definizione superiore. L’ambientazione cyberpunk, sporca e violenta ma capace di mantenere una certa eleganza visiva, riesce a restare varia lungo tutta l’avventura, evitando la sensazione di trovarsi sempre davanti agli stessi scenari. L’unica riserva riguarda la leggibilità in alcuni momenti concitati, dove il caos a schermo può rendere meno chiara la lettura degli scontri.

Un sound design all’altezza dell’atmosfera
Il comparto sonoro accompagna con grande efficacia il percorso di redenzione di Jin, sposandosi perfettamente con l’estetica neon e con il ritmo serrato dell’azione. Le sonorità elettroniche sottolineano i momenti di tensione senza mai risultare invasive, richiamando idealmente la synthwave che aveva reso iconica la colonna sonora di Hotline Miami, pur seguendo una strada tutta propria.
Verdetto finale
Kusan: City of Wolves prende la lezione di Hotline Miami e la porta avanti con un’identità fortissima, fatta di combattimento corpo a corpo, progressione, estetica curata e una narrazione a fumetti capace di lasciare il segno nonostante qualche sbavatura di scrittura. Non è un semplice clone né un remake mascherato, ma un titolo esigente che ripaga chi accetta la sfida con uno dei loop di gioco più soddisfacenti visti quest’anno nel genere, portandosi dietro tutto il DNA del suo illustre predecessore, potenziamenti inclusi.
Disclaimer: questo gioco ci è stato fornito gratuitamente da https://www.keymailer.co ai fini della recensione.